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La Strada del Sagrantino |
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ARTE & STORIA
I castelli nel comune di Montefalco
Castello di Montefalco
L’antico Falisco assunse l’aspetto di un “castrum romano”,
razionalmente impostato, di cui si possono riconoscere il cardo e il
decumano massimo. Dopo la caduta dell’impero, Coccorone divenne
l’instabile confine tra Longobardi e Bizantini. Poco dopo il Mille, il
castello fu circondato da mura. Corrado II “il Salico”nel 1037,
emanando le constitutio de feudis, sancirà la dipendenza imperiale del
castello. Federico I Barbarossa vi nominò conte Monaldo VI di
Antignano e nel 1177 aggregò Montefalco con Foligno.
Nel 1185, durante la sesta ed ultima discesa in Italia, vi soggiornò
per alcuni giorni, nel ripartire donò a Rainaldo I e al figlio
Napoleone III un falco addestrato per la caccia, da cui nacque
l’emblema della città. Nel 1217, venne confermato a Napoleone III il
possesso di Coccorone con le torri e i castelli del territorio. Nel
1240 ospitò Federico II ed il figlio (per l’occasione fu eretta la
porta ad arco ogivale, sopra la quale campeggiano la croce e l’aquila
imperiale, e il nome del podestà, Lopardo.Nel 1249 Federico II le
impose il nome di Montefalcone. Nel 1324, fu costruita la seconda e
più ampia cerchia di mura, intramezzata da torrioni, bastioni e spalti
che dettero al castello l’aspetto di una fortezza inespugnabile. Nel
1386, la comunità acclamò suo gonfaloniere e signore Ugolino III
Trinci; nel 1392 Bonifacio IX ne riconobbe per 5 anni il vicariato a
Ugolino. Stanco della signoria trincesca, nel 1431 Montefalco chiese
di esserne liberata: il,privilegio fu concesso da Papa Eugenio IV. Nel
1434 Corrado XV Trinci tentò di rientrarne in possesso per mezzo di un
violento attacco notturno: il castello ben munito seppe resistere agli
assalitori; per vendetta Corrado iniziò sanguinose scorrerie
attaccando i castelli del contado. Nonostante la validità
dell’apparato difensivo, Montefalco fu conquistata l’anno seguente da
Nicolò Fortebracci. Nel 1439 i montefalchesi, impauriti dalle minacce
papali, consegnarono le chiavi della città al cardinale Giovanni
Vitelleschi, il quale vi pose il quartier generale, catturò e uccise i
Trinci e distrusse la rocca della quale oggi restano alcune tracce.
Sterminata la famiglia, il comune di Montefalco ottenne il
riconoscimento delle proprie libertà e l’integrità territoriale, ma la
rocca non venne più ricostruita.Della rocca rimangono vestigia
significative con buona parte della cinta muraria, prima merlata
guelfa poi ghibellina, con quattro porte: Camiano, Della Rocca, Il
Verziere e Federico II e una torre angolare quadrata . Delle porte, il
Verziere rimane la più imponente, sormontata da beccatelli e merli
ghibellini. Dell’antica struttura medievale restano all’interno
notevoli reperti: le vie caratteristiche, il palazzo del Popolo eretto
nel 1270,(e oggi sede municipale) ed alcune abitazioni trecentesche.
L’importanza strategica e difensiva del castello fu sempre notevole,
come pure la sua posizione che nel 1568 meritò l’appellativo di
“Ringhiera dell’Umbria”. Nel Rinascimento divenne culla di artisti di
chiara fama che hanno lasciato preziose testimonianze delle proprie
opere.
Fabbri
Dall’alto di una collinetta domina la pianura sottostante in cui
predomina la cultura della vite ed è posto a metà strada tra Trevi e
Montefalco.Costruito nel XIV sec, faceva parte del sistema difensivo
albornoziano. Passò sul finire del ‘300 sotto il dominio dei Trinci;
era all’epoca chiamato Bastida Fabrorum con a capo “castellanu fido
con socio”, con un appannaggio mensile di cinque fiorini d’oro. Dopo
la morte di Corrado XV(III) Trinci, passò sotto il dominio trevano.
Picolpasso così descrive il castello: “ Ha bonissime mura et alte,
tutte nove: è posto nel piano e confina con Spoleti. Ripone di ogni
sorte di frutti a bastanza. Gli abitatori son contadini. Fa fuochi 50
in circa con il contado. Dentro non vi sta che il guardiano. Ha questo
luogo dintorno l’acqua nei suoi fossi “ Fabbri appartenne in seguito
alla comunità appodiata di Cannaiola fino al 1820 quando passò sotto
Montefalco.Ha forma di un rettangolo sghembo con alte mura merlate,
bastioni quadrangolari, fossato e ponte levatoio. Intatto è il mastio
alto 20 metri, costruito da Gregorio da Cerreto nel 1395, lo stesso
che costruì la torre di Matigge; a forma quadrata con lato di 7 metri,
sotto le cui fondamenta si trovano lunghi sotterranei, si staglia
maestoso nella verde pianura sottostante. La torre è in perfetto
allineamento con quelle di Matigge, Montefalco e Morcicchia e la
leggenda vuole che esse erano collegate attraverso un camminamento
sotterraneo.
I castelli nel comune di Bevagna
Torre del Colle
Anticamente nominato Torre S. Lorenzo (sec X) fu un antico feudo dei
conti Antignano che presero il nome dal castello omonimo, centro dei
vasti possedimenti che essi avevano nel territorio bevanate. Gli
Antignano furono sempre ghibellini, fedeli all’imperatore, per il
quale ricoprirono importanti cariche pubbliche. Insieme a Cantalupo,
Castelbuono, Limigiano e Gaglioli costituì un sistema difensivo di
notevole efficacia a dominio del territorio.
Nel 200 i conti avevano il dominio su Coccolone (Montefalco), Bevagna,
Foligno, Cannara e Gualdo Cattaneo: con l’inizio della supremazia di
Foligno e con la morte di Federico II (1250) la contea si indebolì e
scomparve. I conti di Antignano si trasferirono a Foligno,
dichiarandosi sudditi della chiesa: alcuni presero il nome di De
Comitibus, altri Rainaldi. Nel 1273, dopo la battaglia di Gaglioli, i
todini estesero il loro dominio fino al castello, che nel 1377 fu
ripreso da Perugia, Urbano VI appena eletto , ne confermò il dominio
perugino nel maggio del 1378. Nel 1386 si sottomise Ugolino III Trinci
che nel 1392 Bonifacio IV conferendogli il titolo di vicario papale,
lo insediò con pieni poteri nei domini di Foligno, Nocera, Bevagna,
Montefalco e tutti i loro castelli, con un canone annuo di 1500
fiorini d’oro.
I todini bramosi di riavere i propri possedimenti, si allearono con
Biordo Michelotti nel 1395 contro Ugolino: vicino a Bevagna fu
combattuta una feroce battaglia con ingenti perdite da ambo le parti.
Il castello ritornò sotto la giurisdizione tuderte.
Dopo la morte di Biordo(1398) Ugolino III per conto della chiesa,
riprese alcuni castelli, tra cui Torre del Colle. V’insediò a difesa
il capitano Manenti da Bevagna con il titolo di governatore ma senza
appannaggio alcuno; il castello, inoltre, doveva provvedere
autonomamente alla difesa in caso di assedio, reclutando soldati nel
territorio di giurisdizione.
Nel 1500 gli Statuti di Bevagna permisero agli uomini di Torre del
Colle di essere considerati a tutti gli effetti come cittadini
bevanati. Nel secolo XVII assunse l’attuale denominazione.
Cinto di mura con un torrione semicilindrico verso la valle dell’Attone,
con il campanile della chiesa di S. Lorenzo, mantiene intatto tutto il
fascino medievale. Si entra nel paese attraverso un arco a sesto acuto
di arenaria; si attraversa un voltone sotto cui è una scala esterna su
mensole e si sbocca in un pittoresco crocevia; a sinistra una casa del
400 con finestra in cotto e palle di arenaria murate come decorazione;
più oltre, a sinistra casa pure del ‘400 con facciata adorna di due
finestre sovrapposte con mostre in cotto; quella superiore con ornati
a stelle. Nelle vicinanze si trova l’eremo di S. Giovanni edificato
dal beato Ugolino nel 1320.
I castelli nel comune di Giano dell'Umbria
Montecchio
Costruito intorno al X secolo fu feudo dei signori di Giano secondo
gli atti di Cencio Savelli, tesoriere della chiesa che nel 1192
compilò un elenco dei beni ecclesiastici. Il castello nel 1247 si
sottomise a Spoleto insieme a Giano e Castagnola. Nel 1293 ne divenne
vicario Apollonio di Aldobrandino, e nel 1321 si sottomise a Todi. Nel
1373 Gregorio XI fece costruire la rocca di Todi (chiamata anche Rocca
Regia) demolendo alcune abitazioni. Nel 1392, Bonifacio IX, concesse
il castello in vicariato per cinque anni, a Ugolino III Trinci; nel
1435 Corrado XV Trinci restituì al governatore di Perugia, monsignor
Alberto Alberti, molti possedimenti tra cui era compreso Montecchio.
Il 30 Aprile del 1530 vi sostò Clemente VII di ritorno da Bologna dopo
che era stato ospitato alcuni giorni a Gualdo Tadino dalla famiglia
Bongrazi. Nel 1553 gli abitanti del castello furono costretti a
rifugiarsi sulle montagne per il passaggio di truppe francesi dirette
a Napoli ma dalla fretta lasciarono il castello con le porte aperte.
Passò con Spoleto dal 1562 al 1816; nel 1861 fu unito al comune di
Giano.
Le mura di cinta del secolo XIV, stratificate su altre più antiche,
risultano ancora oggi ben conservate e circondano una piccola piazza
dove si trova il palazzetto della comunità; sulla porta castellana
campeggia lo stemma di Spoleto del XVI sec. Sotto il castello si
trovava anticamente u ospedale, attivo fino al XVIII sec,rifugio di
viandanti che percorrevano il vecchio tracciato della via Flaminia.
I castelli nel comune di Gualdo Cattaneo
Rocca dei Borgia
Iniziata nel 1494, era stata progettata secondo i canoni militari
dell’epoca, in cui l’avvento delle artiglierie stava mutando
sostanzialmente l’aspetto di tutte le strutture difensive. La rocca
chiamata “Dei Borgia” in onore di Papa Alessandro VI, fu portata al
termine nel 1500 e alla sua costruzione si alternarono diverse
maestranze. Il primo castellano fu Giovanni I Olivieri da Foligno che
era obbligato a risiedere permanentemente nella rocca con tutta la
guarnigione. I discendenti di Giovanni acquisiranno il feudo di Frecco
(Valfabbrica) Perugia fu sempre contraria all’opera difensiva, tanto
da inviarvi un contingente militare guidato da Orsini per abbatterla;
vani furono gli assalti, sia per la validità della struttura ,
concepita per resistere autonomamente anche a un lungo assedio, sia
per il coraggio del comandante Crispoldi di Foligno. Nel 1624 la rocca
ospitò Galileo Galilei, che vi soggiornò per alcuni giorni. Nella
seconda metà del ‘600, il complesso militare andò incontro ad un
costante degrado tanto da richiedere nel 1695 adeguate opere di
restauro a spese del comune di Foligno. Nel 1877 l’edificio versava
ancora in grave degrado e parte dei beccatelli erano crollati; vennero
ripristinati con il restauro del 1955. Ha la forma di un triangolo
equilatero in cui ad ogni vertice corrisponde una torre rotonda e
troncoconica, intercomunicante con le altre attraverso camminamenti
sotterranei. La torre più alta ha la base di 80 metri di circonferenza
e un’altezza di 20 metri e domina tutto il borgo; è costituita da 5
piani in cui si trovano tutti gli elementi abitativi necessari alla
difesa e alla residenza della guarnigione.
Barattano
Fu eretto nel XIII sec. con il nome di Villa S. Angelo in Piscina;
assunse più tardi quello attuale”per la qualità delle genti fraudolose
che vi abitavano”. Cinto da mura possenti(datano 1452) con cassero
centrale e alte torri a difesa, alcune sopraelevate, rappresenta un
valido esempio di architettura militare compatta votata a finalità
puramente difensive, derivata dai castrum romani. Nel 1261 era
capitano del popolo a Todi tale Filippo di Barattano durante la
podestaria di Filippo degli Ugoni da Brescia. A partire dalla seconda
metà del 300 il castello passò sotto la giurisdizione dei Trinci. Nel
1540 il castello inviò a Perugia un operaio per la costruzione della
Rocca Paolina. Il castello è rimasto per secoli sotto l’influenza di
Todi: nel 1802 fu unito a Gualdo Cattaneo, nel 1815 a S. Terenziano, e
poi nel 1861 di nuovo a Gualdo Cattaneo.Ridotto in discrete
condizioni, si presenta affascinante per la morfologia strutturale
caratterizzata da un’ampia cinta muraria con porta d’ingresso
medievale, vicoli caratteristici e alti torrioni alcuni dei quali
presentano resti di interventi di copertura. Nel suo interno si trova
la chiesa di S. Bartolomeo (sec XIII)con affreschi del XVI e del XVII
sec, e due angeli lignei cinquecenteschi.
Castello di S.Terenziano
Sulla strada Gualdo Cattaneo-Todi, a 500metri slm, si trova questo
castello eretto nel XIV sec. a difesa della popolazione. Le origini
della località sono antichissime (I sec.d.C.): dai romani era chiamato
loco petroso per le cave ricche di pietra calcarea e travertino. Il
castello, infatti, fu costruito secondo uno schema tipologico
tradizionale a pianta quadrata, utilizzando la pietra locale. Prese il
nome da Terenziano, primo vescovo di Todi, fatto decapitare
dall’imperatore Adriano insieme a Flacco, sommo sacerdote del Collegio
degli Augustali: la notte seguente alcune donne cristiane raccolsero
le spoglie dei martiri e le trasportarono sull’altipiano di Petroso
che da quel momento si chiamò S. Terenziano. Il castello seguì sempre
le vicende politiche e militari di Todi che v’insediò appositi
castellani; un’abitazione all’interno delle mura porta ancora
sull’architrave lo stemma degli Atti; appartenne al plebato di Todi ed
era pertinenza dei rioni Colle, Valle e Cammucia. Nel 1354 fu
attaccato dalle milizie di fra Moriale d’Albarno, il, quale dopo aver
attaccato inutilmente Spello e Beroide e saccheggiato i territori di
Trevi e Montefalco, si stava dirigendo alla volta di Todi. Il Moriale,
condottiero provenzale e capitano della “Grande Compagnia”, dopo
l’attacco a S.Terenziano fu convinto dai suoi fratelli a recarsi A
Roma, dove era da poco tornato Cola di Rienzo; accusato ingiustamente
dal tribuno, fu arrestato insieme ai suoi fratelli e decapitato il 29
ottobre1345.La sua morte fu voluta soprattutto da Innocenzo VI, il
quale riformò la curia, estirpandone gli abusi e le violenze,
attraverso il tribunale dell’Inquisizione.
Nel 1440, dopo la distruzione del castello di Castelvecchio da parte
di Francesco I Sforza, i priori di Todi assegnarono la campana della
chiesa alla comunità di S. Terenziano. Nel Rinascimento vi stabilirono
la residenza i Cesi che edificarono l’omonimo palazzo, ancora oggi
visibile; Angelo Cesi, infatti, incaricò l’architetto Valentino
Martelli di costruire alcuni palazzi a Todi e nei dintorni di Gualdo
Cattaneo. All’interno del castello si trova la chiesa di S.
Terenziano, pievania di un vasto territorio dipendente dal Capitolo
tuderte; era retta da alcuni canonici, un arciprete e un camerario. E’
un raro esempio di costruzione formata da due chiese sovrapposte:
l’inferiore del sec.XI, dove fu collocato il sarcofago con le spoglie
del Santo, la superiore costruita alla fine del ‘200.Nel 1715, il
sepolcro del Santo fu aperto, e le ceneri, raccolte in un reliquiario,
trasportate sotto l’altare della chiesa superiore, successivamente
restaurata dal vescovo di Todi. Il castello di S.Terenziano fece
sempre parte del comune di Todi; nel 1815 fu scorporato e eletto a
comunità appodiata a Collazzone con gli altri castelli di: Grutti,
Torri, Barattano, Saragano, Marcellano, Pozzo, Ceralto e Cisterna. Nel
1829 fu comune a sé; nel 1861 fu aggregato a Gualdo.Sulla porta
d’ingresso, affiancata da una maestosa torre quadrata, fa spicco
ancora l stemma dell’aquila tuderte.
Cisterna
Risale al XIII sec. e si eleva su un colle sopra il fiume Puglia.
Sotto il dominio Perugino fino al 1378, era il castello della zona con
il più alto numero di fuochi; per la festa di S. Ercolano gli abitanti
dovevano mandare a Perugia tre libbre di cera. Nel 1412, il castello
venne acquistato da Ugolino III Trinci. Papa Gregorio XII con atto del
luglio 1412, concesse il castello in vicariato al Trinci, dietro il
pagamento di un tributo annuale, con i consueti patti di fedeltà e di
amministrazione della giustizia. Nel 1414, l’Italia centrale e
l’Umbria, furono invase dalle milizie di Ladislao d’Angiò, re di
Napoli. Ugolino III si accordò con i fiorentini ponendosi sotto la
loro giurisdizione. Il castello di Cisterna restò ai Trinci fino al
1441 quando la loro signoria terminò; contava all’epoca 118 abitanti.
Nel 1802 fu unito al comune di Gualdo Cattaneo, poi fece parte della
comunità di S.Terenziano appodiata a Collazzone e indipendente dal
1829; nel 1861 ritornò sotto Gualdo Cattaneo. Allo stato attuale si
presenta in discrete condizioni, con l’alta torre medievale ancora ben
visibile, adiacente alla quale si trova un nucleo abitato di origine
ottocentesca.
Grutti
Sorse nel XI sec. con il nome di Grottombra , nel 1126 venne cinto da
solide mura da signori ghibellini. Nel 1347 era considerato “villa” e
contava 16 famiglie. Prese in seguito i nome “Grutti” per le numerose
grotte di travertino presenti nel sottosuolo, dove si erano rifugiati
i primi cristiani, seguaci di S. Terenziano. Nelle vicinanze sorge
l’antica abbazia con chiesa romanica di S. Maria di Agello, costruita
anteriormente al castello. Il luogo fu molto caro ad Angelo Cesi,
vescovo di Todi, che vi fece eseguire alcuni interventi di restauro.
Della struttura medievale oggi restano in piedi alcuni torrioni che
sovrastano ampi tratti di mura. Le abitazioni dell’antico castello
sono adibite a magazzini e cantine.
Pomonte
Pomonte appartenne ai conti di Antignano.(la contea di Antignano,
castello posto sulle colline di Bevagna, comprendeva diversi
possedimenti che spaziavano tra Bevagna e Gualdo Cattaneo. Nel 1305
vennero convocati “ad parlamentum” nella cattedrale di Foligno i
rappresentanti del castello di Pomonte per far cessare le ostilità
contro il rettore Deoticlezio de Loiano, posto a capo del ducato di
Spoleto. Nel 1318 il castello insorse contro i guelfi rifiutando di
pagare i tributi e di difendere la chiesa con le armi, proclamandosi
seguace del conte Federico I da Montefeltro che stava imperversando
nel territorio umbro. Nel 1322 il castello fu assoggettato e reso
tributario di Todi. Nelle immediate vicinanze di Pomonte sorge
l’antica rocca fatta costruire dall’Albornoz, ora ridotta a rudere.
Sotto la rocca si trova ben visibile ed in ottimo stato conservativo
un manufatto fortificato eretto intorno al 1415 da Gregorio XII. Nel
1421, Pomonte passò sotto il vicariato dei Trinci con Corrado XV; nel
1451 venne dato in feudo ai Crispolti di Bettona che ne mantennero la
proprietà fino al 1658, anno in cui ritornò alla Santa Sede. Nel 1943
il palazzo fu scelto dai tedeschi quale alloggio per il comando e
l’anno seguente fu oggetto dell’azione del gruppo partigiano che
asportò tutto il materiale requisito dai militari d’oltralpe. Oggi la
struttura si eleva maestosa sopra un colle, circondata da un aricca
vegetazione; a pianta quadrilatera, presenta agli angoli piccole torri
controscarpate d’altezza pari alla metà del palazzo.
Simigni
Fondato nel 1103 da tale Seminio dei conti di Collazzone venne
fortificato nel 1322 con la costruzione di una torre e di possenti
mura difensive. Nel 1363 fu assalito e conquistato dalla compagnia del
Cappelletto , la Compagnia dopo avere conquistato S. Gemini e Simigni,
ottenne dal comune di Todi 1000 fiorini affinchè lasciasse quei
luoghi. Mantennero la parola ma crearono un piccolo feudo intorno al
castello di Torreuccia, tra Gualdo Cattaneo e Bastardo. Questa
Compagnia era formata da rampolli della nobiltà italiana in cerca di
avventure e di gloria. Nel dicembre 1363, appena liberato dalla
prigionia senese, Nicolò da Montefeltro cercò di raggiungere i
compagni che erano accampati presso Simigni, ma venne catturato dai
todini e rinchiuso nel carcere. Nel 1389 Simigni passò sotto il
dominio dei Trinci, nel 1410 sotto Braccio Fortebracci; poi nuovamente
ai Trinci e da questi agli Atti. Molti feudi, in quel particolare
momento storico, erano soliti passare dai Trinci ai Fortebracci e
viceversa. Nel 1435 Corrado XV Trinci restituì Simigni al governatore
di Perugia, monsignor Alberto Alberti. Il castello passò dopo
un’infeudazione agli Atti, sotto la giurisdizione dell’abbazia
cistercense di Chiaravalle e, successivamente eretto a contea, ebbe
per signore il conte Federico di Simigni.Nel 1645 fu riacquistato
dagliu Oddi di Todi, proprietari anche di palazzo Atti; all’inizio del
‘600 il priore tuderte Benigno Degli Oddi apportò abbellimenti e
restauri di notevole significato alla città. Attualmente il castello
appartiene alla famiglia Bonadies di Roma.
Speltara
Sulla strada S.Terenziano –Collazzone si erge questo vetusto maniero
abbandonato a pianta quadrata con unica ed alta torre angolare,
circondato da una robusta cinta muraria. Le prime notizie risalgono
alla fine del XIII sec. quando Speltara era sotto la giurisdizione di
S. Terenziano. Il suo nome sarebbe derivato dalla coltivazione della
spelta pianta della famiglia delle graminacee, simile al grano e
chiamata poi farro . Speltara seguì le vicende storiche di Guado
Cattaneo e dei territori limitrofi, diventando alternativamente feudo
perugino, avamposto di Braccio Fortebracci e possedimento tuderte. Il
castello, alto e massiccio, racchiude un vasto cortile interno dove si
apre la corte, le abitazioni riservate alla servitù e la stalla. Tutto
il complesso, nel quale si accede attraverso un’unica porta, è in
pessimo stato conservativo e meriterebbe un significativo restauro per
l’imponenza della struttura architettonica.
Torri
Dall’alto di una collina isolata domina la sottostante vallata,
percorsa dalla strada S.Terenziano-Bastardo. le origini risalgono
all’età della pietra, periodo al quale fanno riferimento i numerosi
ritrovamenti di raschiatoi, coltelli, accette levigate in pietra
verde, punte di freccia, di giavellotto e di pugnale.(armi ricavate da
una pietra durissima detta selce).
Il castello fondato nel 1250 con il nome di cerqueto, poiché
circondato da un esteso bosco di querce, assunse successivamente
l’attuale denominazione per la costruzione di una robusta cinta
muraria con alte torri angolari adatte a scopo difensivo e a palombara.Un’arcuata
porta d’ingresso, sormontata dallo stemma dell’aquila tuderte, immette
all’interno, dove si trovano le abitazioni addossate alla cerchia
perimetrale. Ugolino III, salito al potere dopo la morte dello zio
Corrado XII, continuò la politica di controllo del territorio per
conto della Santa Sede; confermò la pace con Perugia per altri cento
anni. Prima del 1500 Torri contava 33 famiglie, spesso in continui
litigi tra loro, tanto che vari pontefici lo assoggettarono
alternativamente a Gualdo Cattaneo e a Todi. Dopo la restaurazione fu
appodiato a S.Terenziano e dal 1861 aggregato al comune di Gualdo
Cattaneo.
I castelli nel comune di Castel Ritaldi
Castel Ritaldi
Equidistante tra Spoleto e Montefalco, prese il nome nell’alto
medioevo, dalla famiglia che lo ebbe in feudo, i Ritaldi, già signori
del castello di Morcicchia. Sul finire del XII sec. subì ingenti danni
ma nel 1213 era già stato completamente ricostruito. Nel 1254 il
castello e il poggio furono donati a Spoleto.
Tra il 1285 e il 1298 Spoleto cercò più volte di ostacolare,
ricorrendo ad una serie di divieti, la costruzione del palazzo
visconteo voluto dalla chiesa; soltanto a partire dal 1310 i lavori
iniziarono. Nel secolo XIV era chiamato “Castro Litaldi”; nel 1308
Paulus Transarici e Petrus Leonardi, di professione notai, furono al
seguito del podestà di Perugia Piccardo Manente da Spoleto. Nel 1318
il castello fu occupato dai ghibellini fedeli al conte Federico I che
stava transitando in Umbria con migliaia di soldati: Castel Ritaldi
divenne una delle basi operative. Nel 1360 il castello fu munito di
una robusta cinta muraria, come difesa dalle feroci compagnie di
ventura che infestavano la zona. Nell’agosto del 1498, il castello
ospitò per alcuni giorni Lucrezia Borgia, reggente di Spoleto; nel
1580 divenne roccaforte del bandito Petrino Leoncilli. Dal 1929 fu
confermato come comune autonomo; nel 1944 vi si accampò un
distaccamento di 200 militari nazisti.
La pianta del castello è rettangolare, racchiusa in un sistema murario
circolare con le torri esterne quadrate, le feritoie e le buche da
bombarda. Dopo il secolo XIV all’interno degli alti bastioni si formò
il borgo con le sue caratteristiche vie. Dalla piazza esterna,
attraverso un’antica porta in selce ad arco acuto, si accede nel
castello che conserva pregevoli opere d’arte. Verso la porta si
trovano l’antica residenza del castellano e del corpo di guardia con
tettoia e loggia del XV sec. che sovrastano un’imponente scalinata.
Castel Giovanni
E’ uno dei castelli meglio conservati della piana spoletina, tra Trevi
e Campello.
Fu eretto nel 1376 dal cardinale Albornoz che lo diede in feudo alla
famiglia Botontei. Nel 1400 fu occupato da Ugolino III Trinci
(1386-1415); nel 1432 Albertino da Castel S. Giovanni divenne podestà
di Pomonte e Collemancio. Nel 1471 passò sotto la giurisdizione di
Trevi con bolla emanata da Sisto IV, ciò stava a significare una
punizione a Spoleto.
Si sottovalutò, però, la lunga contesa che era intercorsa tra le due
città per il possesso del castello, per cui si ebbero subito
ritorsioni e vendette. Nel 1502 gli abitanti del castello, attratti da
benefici economici e giuridici, si dichiararono sottomessi a Spoleto.
Seguirono anni di violente contese e guerre tra Spoleto e Trevi
(appoggiata da Roma) per il possedimento di Castel S. Giovanni, finchè
nel 1520 Leone X lo mise definitivamente sotto la giurisdizione
spoletina, ricevendo la somma di 3000 ducati.. Nel 1875 Castel
S.Giovanni fu appodiato definitivamente a Castel Ritaldi.
Architettonicamente è a pianta quadrata con mura lunghe150 metri e
robuste torri angolari cilindriche. Sul ponte(affiancato da
un’altissima torre chiomata con beccatelli e merli alla guelfa)che
immette alla porta d’ingresso,si repertano i resti dell’antico ponte
levatoio; all’interno si trova la chiesa trecentesca dedicata a
S.Giovanni.
Fonte: Associazione Strada del Sagrantino Piazza del Comune n.17
06036 Montefalco Tel e Fax 0742 378490 E mail
info@stradadelsagrantino.it
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