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ARTE & STORIA

I castelli nel comune di Montefalco


Castello di Montefalco

L’antico Falisco assunse l’aspetto di un “castrum romano”, razionalmente impostato, di cui si possono riconoscere il cardo e il decumano massimo. Dopo la caduta dell’impero, Coccorone divenne l’instabile confine tra Longobardi e Bizantini. Poco dopo il Mille, il castello fu circondato da mura. Corrado II “il Salico”nel 1037, emanando le constitutio de feudis, sancirà la dipendenza imperiale del castello. Federico I Barbarossa vi nominò conte Monaldo VI di Antignano e nel 1177 aggregò Montefalco con Foligno.


Nel 1185, durante la sesta ed ultima discesa in Italia, vi soggiornò per alcuni giorni, nel ripartire donò a Rainaldo I e al figlio Napoleone III un falco addestrato per la caccia, da cui nacque l’emblema della città. Nel 1217, venne confermato a Napoleone III il possesso di Coccorone con le torri e i castelli del territorio. Nel 1240 ospitò Federico II ed il figlio (per l’occasione fu eretta la porta ad arco ogivale, sopra la quale campeggiano la croce e l’aquila imperiale, e il nome del podestà, Lopardo.Nel 1249 Federico II le impose il nome di Montefalcone. Nel 1324, fu costruita la seconda e più ampia cerchia di mura, intramezzata da torrioni, bastioni e spalti che dettero al castello l’aspetto di una fortezza inespugnabile. Nel 1386, la comunità acclamò suo gonfaloniere e signore Ugolino III Trinci; nel 1392 Bonifacio IX ne riconobbe per 5 anni il vicariato a Ugolino. Stanco della signoria trincesca, nel 1431 Montefalco chiese di esserne liberata: il,privilegio fu concesso da Papa Eugenio IV. Nel 1434 Corrado XV Trinci tentò di rientrarne in possesso per mezzo di un violento attacco notturno: il castello ben munito seppe resistere agli assalitori; per vendetta Corrado iniziò sanguinose scorrerie attaccando i castelli del contado. Nonostante la validità dell’apparato difensivo, Montefalco fu conquistata l’anno seguente da Nicolò Fortebracci. Nel 1439 i montefalchesi, impauriti dalle minacce papali, consegnarono le chiavi della città al cardinale Giovanni Vitelleschi, il quale vi pose il quartier generale, catturò e uccise i Trinci e distrusse la rocca della quale oggi restano alcune tracce. Sterminata la famiglia, il comune di Montefalco ottenne il riconoscimento delle proprie libertà e l’integrità territoriale, ma la rocca non venne più ricostruita.Della rocca rimangono vestigia significative con buona parte della cinta muraria, prima merlata guelfa poi ghibellina, con quattro porte: Camiano, Della Rocca, Il Verziere e Federico II e una torre angolare quadrata . Delle porte, il Verziere rimane la più imponente, sormontata da beccatelli e merli ghibellini. Dell’antica struttura medievale restano all’interno notevoli reperti: le vie caratteristiche, il palazzo del Popolo eretto nel 1270,(e oggi sede municipale) ed alcune abitazioni trecentesche. L’importanza strategica e difensiva del castello fu sempre notevole, come pure la sua posizione che nel 1568 meritò l’appellativo di “Ringhiera dell’Umbria”. Nel Rinascimento divenne culla di artisti di chiara fama che hanno lasciato preziose testimonianze delle proprie opere.


Fabbri
Dall’alto di una collinetta domina la pianura sottostante in cui predomina la cultura della vite ed è posto a metà strada tra Trevi e Montefalco.Costruito nel XIV sec, faceva parte del sistema difensivo albornoziano. Passò sul finire del ‘300 sotto il dominio dei Trinci; era all’epoca chiamato Bastida Fabrorum con a capo “castellanu fido con socio”, con un appannaggio mensile di cinque fiorini d’oro. Dopo la morte di Corrado XV(III) Trinci, passò sotto il dominio trevano. Picolpasso così descrive il castello: “ Ha bonissime mura et alte, tutte nove: è posto nel piano e confina con Spoleti. Ripone di ogni sorte di frutti a bastanza. Gli abitatori son contadini. Fa fuochi 50 in circa con il contado. Dentro non vi sta che il guardiano. Ha questo luogo dintorno l’acqua nei suoi fossi “ Fabbri appartenne in seguito alla comunità appodiata di Cannaiola fino al 1820 quando passò sotto Montefalco.Ha forma di un rettangolo sghembo con alte mura merlate, bastioni quadrangolari, fossato e ponte levatoio. Intatto è il mastio alto 20 metri, costruito da Gregorio da Cerreto nel 1395, lo stesso che costruì la torre di Matigge; a forma quadrata con lato di 7 metri, sotto le cui fondamenta si trovano lunghi sotterranei, si staglia maestoso nella verde pianura sottostante. La torre è in perfetto allineamento con quelle di Matigge, Montefalco e Morcicchia e la leggenda vuole che esse erano collegate attraverso un camminamento sotterraneo.

I castelli nel comune di Bevagna


Torre del Colle
Anticamente nominato Torre S. Lorenzo (sec X) fu un antico feudo dei conti Antignano che presero il nome dal castello omonimo, centro dei vasti possedimenti che essi avevano nel territorio bevanate. Gli Antignano furono sempre ghibellini, fedeli all’imperatore, per il quale ricoprirono importanti cariche pubbliche. Insieme a Cantalupo, Castelbuono, Limigiano e Gaglioli costituì un sistema difensivo di notevole efficacia a dominio del territorio.
Nel 200 i conti avevano il dominio su Coccolone (Montefalco), Bevagna, Foligno, Cannara e Gualdo Cattaneo: con l’inizio della supremazia di Foligno e con la morte di Federico II (1250) la contea si indebolì e scomparve. I conti di Antignano si trasferirono a Foligno, dichiarandosi sudditi della chiesa: alcuni presero il nome di De Comitibus, altri Rainaldi. Nel 1273, dopo la battaglia di Gaglioli, i todini estesero il loro dominio fino al castello, che nel 1377 fu ripreso da Perugia, Urbano VI appena eletto , ne confermò il dominio perugino nel maggio del 1378. Nel 1386 si sottomise Ugolino III Trinci che nel 1392 Bonifacio IV conferendogli il titolo di vicario papale, lo insediò con pieni poteri nei domini di Foligno, Nocera, Bevagna, Montefalco e tutti i loro castelli, con un canone annuo di 1500 fiorini d’oro.
I todini bramosi di riavere i propri possedimenti, si allearono con Biordo Michelotti nel 1395 contro Ugolino: vicino a Bevagna fu combattuta una feroce battaglia con ingenti perdite da ambo le parti. Il castello ritornò sotto la giurisdizione tuderte.
Dopo la morte di Biordo(1398) Ugolino III per conto della chiesa, riprese alcuni castelli, tra cui Torre del Colle. V’insediò a difesa il capitano Manenti da Bevagna con il titolo di governatore ma senza appannaggio alcuno; il castello, inoltre, doveva provvedere autonomamente alla difesa in caso di assedio, reclutando soldati nel territorio di giurisdizione.
Nel 1500 gli Statuti di Bevagna permisero agli uomini di Torre del Colle di essere considerati a tutti gli effetti come cittadini bevanati. Nel secolo XVII assunse l’attuale denominazione.
Cinto di mura con un torrione semicilindrico verso la valle dell’Attone, con il campanile della chiesa di S. Lorenzo, mantiene intatto tutto il fascino medievale. Si entra nel paese attraverso un arco a sesto acuto di arenaria; si attraversa un voltone sotto cui è una scala esterna su mensole e si sbocca in un pittoresco crocevia; a sinistra una casa del 400 con finestra in cotto e palle di arenaria murate come decorazione; più oltre, a sinistra casa pure del ‘400 con facciata adorna di due finestre sovrapposte con mostre in cotto; quella superiore con ornati a stelle. Nelle vicinanze si trova l’eremo di S. Giovanni edificato dal beato Ugolino nel 1320.


I castelli nel comune di Giano dell'Umbria


Montecchio
Costruito intorno al X secolo fu feudo dei signori di Giano secondo gli atti di Cencio Savelli, tesoriere della chiesa che nel 1192 compilò un elenco dei beni ecclesiastici. Il castello nel 1247 si sottomise a Spoleto insieme a Giano e Castagnola. Nel 1293 ne divenne vicario Apollonio di Aldobrandino, e nel 1321 si sottomise a Todi. Nel 1373 Gregorio XI fece costruire la rocca di Todi (chiamata anche Rocca Regia) demolendo alcune abitazioni. Nel 1392, Bonifacio IX, concesse il castello in vicariato per cinque anni, a Ugolino III Trinci; nel 1435 Corrado XV Trinci restituì al governatore di Perugia, monsignor Alberto Alberti, molti possedimenti tra cui era compreso Montecchio. Il 30 Aprile del 1530 vi sostò Clemente VII di ritorno da Bologna dopo che era stato ospitato alcuni giorni a Gualdo Tadino dalla famiglia Bongrazi. Nel 1553 gli abitanti del castello furono costretti a rifugiarsi sulle montagne per il passaggio di truppe francesi dirette a Napoli ma dalla fretta lasciarono il castello con le porte aperte. Passò con Spoleto dal 1562 al 1816; nel 1861 fu unito al comune di Giano.
Le mura di cinta del secolo XIV, stratificate su altre più antiche, risultano ancora oggi ben conservate e circondano una piccola piazza dove si trova il palazzetto della comunità; sulla porta castellana campeggia lo stemma di Spoleto del XVI sec. Sotto il castello si trovava anticamente u ospedale, attivo fino al XVIII sec,rifugio di viandanti che percorrevano il vecchio tracciato della via Flaminia.
 

I castelli nel comune di Gualdo Cattaneo


Rocca dei Borgia
Iniziata nel 1494, era stata progettata secondo i canoni militari dell’epoca, in cui l’avvento delle artiglierie stava mutando sostanzialmente l’aspetto di tutte le strutture difensive. La rocca chiamata “Dei Borgia” in onore di Papa Alessandro VI, fu portata al termine nel 1500 e alla sua costruzione si alternarono diverse maestranze. Il primo castellano fu Giovanni I Olivieri da Foligno che era obbligato a risiedere permanentemente nella rocca con tutta la guarnigione. I discendenti di Giovanni acquisiranno il feudo di Frecco (Valfabbrica) Perugia fu sempre contraria all’opera difensiva, tanto da inviarvi un contingente militare guidato da Orsini per abbatterla; vani furono gli assalti, sia per la validità della struttura , concepita per resistere autonomamente anche a un lungo assedio, sia per il coraggio del comandante Crispoldi di Foligno. Nel 1624 la rocca ospitò Galileo Galilei, che vi soggiornò per alcuni giorni. Nella seconda metà del ‘600, il complesso militare andò incontro ad un costante degrado tanto da richiedere nel 1695 adeguate opere di restauro a spese del comune di Foligno. Nel 1877 l’edificio versava ancora in grave degrado e parte dei beccatelli erano crollati; vennero ripristinati con il restauro del 1955. Ha la forma di un triangolo equilatero in cui ad ogni vertice corrisponde una torre rotonda e troncoconica, intercomunicante con le altre attraverso camminamenti sotterranei. La torre più alta ha la base di 80 metri di circonferenza e un’altezza di 20 metri e domina tutto il borgo; è costituita da 5 piani in cui si trovano tutti gli elementi abitativi necessari alla difesa e alla residenza della guarnigione.


Barattano
Fu eretto nel XIII sec. con il nome di Villa S. Angelo in Piscina; assunse più tardi quello attuale”per la qualità delle genti fraudolose che vi abitavano”. Cinto da mura possenti(datano 1452) con cassero centrale e alte torri a difesa, alcune sopraelevate, rappresenta un valido esempio di architettura militare compatta votata a finalità puramente difensive, derivata dai castrum romani. Nel 1261 era capitano del popolo a Todi tale Filippo di Barattano durante la podestaria di Filippo degli Ugoni da Brescia. A partire dalla seconda metà del 300 il castello passò sotto la giurisdizione dei Trinci. Nel 1540 il castello inviò a Perugia un operaio per la costruzione della Rocca Paolina. Il castello è rimasto per secoli sotto l’influenza di Todi: nel 1802 fu unito a Gualdo Cattaneo, nel 1815 a S. Terenziano, e poi nel 1861 di nuovo a Gualdo Cattaneo.Ridotto in discrete condizioni, si presenta affascinante per la morfologia strutturale caratterizzata da un’ampia cinta muraria con porta d’ingresso medievale, vicoli caratteristici e alti torrioni alcuni dei quali presentano resti di interventi di copertura. Nel suo interno si trova la chiesa di S. Bartolomeo (sec XIII)con affreschi del XVI e del XVII sec, e due angeli lignei cinquecenteschi.


Castello di S.Terenziano
Sulla strada Gualdo Cattaneo-Todi, a 500metri slm, si trova questo castello eretto nel XIV sec. a difesa della popolazione. Le origini della località sono antichissime (I sec.d.C.): dai romani era chiamato loco petroso per le cave ricche di pietra calcarea e travertino. Il castello, infatti, fu costruito secondo uno schema tipologico tradizionale a pianta quadrata, utilizzando la pietra locale. Prese il nome da Terenziano, primo vescovo di Todi, fatto decapitare dall’imperatore Adriano insieme a Flacco, sommo sacerdote del Collegio degli Augustali: la notte seguente alcune donne cristiane raccolsero le spoglie dei martiri e le trasportarono sull’altipiano di Petroso che da quel momento si chiamò S. Terenziano. Il castello seguì sempre le vicende politiche e militari di Todi che v’insediò appositi castellani; un’abitazione all’interno delle mura porta ancora sull’architrave lo stemma degli Atti; appartenne al plebato di Todi ed era pertinenza dei rioni Colle, Valle e Cammucia. Nel 1354 fu attaccato dalle milizie di fra Moriale d’Albarno, il, quale dopo aver attaccato inutilmente Spello e Beroide e saccheggiato i territori di Trevi e Montefalco, si stava dirigendo alla volta di Todi. Il Moriale, condottiero provenzale e capitano della “Grande Compagnia”, dopo l’attacco a S.Terenziano fu convinto dai suoi fratelli a recarsi A Roma, dove era da poco tornato Cola di Rienzo; accusato ingiustamente dal tribuno, fu arrestato insieme ai suoi fratelli e decapitato il 29 ottobre1345.La sua morte fu voluta soprattutto da Innocenzo VI, il quale riformò la curia, estirpandone gli abusi e le violenze, attraverso il tribunale dell’Inquisizione.
Nel 1440, dopo la distruzione del castello di Castelvecchio da parte di Francesco I Sforza, i priori di Todi assegnarono la campana della chiesa alla comunità di S. Terenziano. Nel Rinascimento vi stabilirono la residenza i Cesi che edificarono l’omonimo palazzo, ancora oggi visibile; Angelo Cesi, infatti, incaricò l’architetto Valentino Martelli di costruire alcuni palazzi a Todi e nei dintorni di Gualdo Cattaneo. All’interno del castello si trova la chiesa di S. Terenziano, pievania di un vasto territorio dipendente dal Capitolo tuderte; era retta da alcuni canonici, un arciprete e un camerario. E’ un raro esempio di costruzione formata da due chiese sovrapposte: l’inferiore del sec.XI, dove fu collocato il sarcofago con le spoglie del Santo, la superiore costruita alla fine del ‘200.Nel 1715, il sepolcro del Santo fu aperto, e le ceneri, raccolte in un reliquiario, trasportate sotto l’altare della chiesa superiore, successivamente restaurata dal vescovo di Todi. Il castello di S.Terenziano fece sempre parte del comune di Todi; nel 1815 fu scorporato e eletto a comunità appodiata a Collazzone con gli altri castelli di: Grutti, Torri, Barattano, Saragano, Marcellano, Pozzo, Ceralto e Cisterna. Nel 1829 fu comune a sé; nel 1861 fu aggregato a Gualdo.Sulla porta d’ingresso, affiancata da una maestosa torre quadrata, fa spicco ancora l stemma dell’aquila tuderte.


Cisterna
Risale al XIII sec. e si eleva su un colle sopra il fiume Puglia. Sotto il dominio Perugino fino al 1378, era il castello della zona con il più alto numero di fuochi; per la festa di S. Ercolano gli abitanti dovevano mandare a Perugia tre libbre di cera. Nel 1412, il castello venne acquistato da Ugolino III Trinci. Papa Gregorio XII con atto del luglio 1412, concesse il castello in vicariato al Trinci, dietro il pagamento di un tributo annuale, con i consueti patti di fedeltà e di amministrazione della giustizia. Nel 1414, l’Italia centrale e l’Umbria, furono invase dalle milizie di Ladislao d’Angiò, re di Napoli. Ugolino III si accordò con i fiorentini ponendosi sotto la loro giurisdizione. Il castello di Cisterna restò ai Trinci fino al 1441 quando la loro signoria terminò; contava all’epoca 118 abitanti. Nel 1802 fu unito al comune di Gualdo Cattaneo, poi fece parte della comunità di S.Terenziano appodiata a Collazzone e indipendente dal 1829; nel 1861 ritornò sotto Gualdo Cattaneo. Allo stato attuale si presenta in discrete condizioni, con l’alta torre medievale ancora ben visibile, adiacente alla quale si trova un nucleo abitato di origine ottocentesca.


Grutti
Sorse nel XI sec. con il nome di Grottombra , nel 1126 venne cinto da solide mura da signori ghibellini. Nel 1347 era considerato “villa” e contava 16 famiglie. Prese in seguito i nome “Grutti” per le numerose grotte di travertino presenti nel sottosuolo, dove si erano rifugiati i primi cristiani, seguaci di S. Terenziano. Nelle vicinanze sorge l’antica abbazia con chiesa romanica di S. Maria di Agello, costruita anteriormente al castello. Il luogo fu molto caro ad Angelo Cesi, vescovo di Todi, che vi fece eseguire alcuni interventi di restauro. Della struttura medievale oggi restano in piedi alcuni torrioni che sovrastano ampi tratti di mura. Le abitazioni dell’antico castello sono adibite a magazzini e cantine.


Pomonte
Pomonte appartenne ai conti di Antignano.(la contea di Antignano, castello posto sulle colline di Bevagna, comprendeva diversi possedimenti che spaziavano tra Bevagna e Gualdo Cattaneo. Nel 1305 vennero convocati “ad parlamentum” nella cattedrale di Foligno i rappresentanti del castello di Pomonte per far cessare le ostilità contro il rettore Deoticlezio de Loiano, posto a capo del ducato di Spoleto. Nel 1318 il castello insorse contro i guelfi rifiutando di pagare i tributi e di difendere la chiesa con le armi, proclamandosi seguace del conte Federico I da Montefeltro che stava imperversando nel territorio umbro. Nel 1322 il castello fu assoggettato e reso tributario di Todi. Nelle immediate vicinanze di Pomonte sorge l’antica rocca fatta costruire dall’Albornoz, ora ridotta a rudere. Sotto la rocca si trova ben visibile ed in ottimo stato conservativo un manufatto fortificato eretto intorno al 1415 da Gregorio XII. Nel 1421, Pomonte passò sotto il vicariato dei Trinci con Corrado XV; nel 1451 venne dato in feudo ai Crispolti di Bettona che ne mantennero la proprietà fino al 1658, anno in cui ritornò alla Santa Sede. Nel 1943 il palazzo fu scelto dai tedeschi quale alloggio per il comando e l’anno seguente fu oggetto dell’azione del gruppo partigiano che asportò tutto il materiale requisito dai militari d’oltralpe. Oggi la struttura si eleva maestosa sopra un colle, circondata da un aricca vegetazione; a pianta quadrilatera, presenta agli angoli piccole torri controscarpate d’altezza pari alla metà del palazzo.


Simigni
Fondato nel 1103 da tale Seminio dei conti di Collazzone venne fortificato nel 1322 con la costruzione di una torre e di possenti mura difensive. Nel 1363 fu assalito e conquistato dalla compagnia del Cappelletto , la Compagnia dopo avere conquistato S. Gemini e Simigni, ottenne dal comune di Todi 1000 fiorini affinchè lasciasse quei luoghi. Mantennero la parola ma crearono un piccolo feudo intorno al castello di Torreuccia, tra Gualdo Cattaneo e Bastardo. Questa Compagnia era formata da rampolli della nobiltà italiana in cerca di avventure e di gloria. Nel dicembre 1363, appena liberato dalla prigionia senese, Nicolò da Montefeltro cercò di raggiungere i compagni che erano accampati presso Simigni, ma venne catturato dai todini e rinchiuso nel carcere. Nel 1389 Simigni passò sotto il dominio dei Trinci, nel 1410 sotto Braccio Fortebracci; poi nuovamente ai Trinci e da questi agli Atti. Molti feudi, in quel particolare momento storico, erano soliti passare dai Trinci ai Fortebracci e viceversa. Nel 1435 Corrado XV Trinci restituì Simigni al governatore di Perugia, monsignor Alberto Alberti. Il castello passò dopo un’infeudazione agli Atti, sotto la giurisdizione dell’abbazia cistercense di Chiaravalle e, successivamente eretto a contea, ebbe per signore il conte Federico di Simigni.Nel 1645 fu riacquistato dagliu Oddi di Todi, proprietari anche di palazzo Atti; all’inizio del ‘600 il priore tuderte Benigno Degli Oddi apportò abbellimenti e restauri di notevole significato alla città. Attualmente il castello appartiene alla famiglia Bonadies di Roma.


Speltara
Sulla strada S.Terenziano –Collazzone si erge questo vetusto maniero abbandonato a pianta quadrata con unica ed alta torre angolare, circondato da una robusta cinta muraria. Le prime notizie risalgono alla fine del XIII sec. quando Speltara era sotto la giurisdizione di S. Terenziano. Il suo nome sarebbe derivato dalla coltivazione della spelta pianta della famiglia delle graminacee, simile al grano e chiamata poi farro . Speltara seguì le vicende storiche di Guado Cattaneo e dei territori limitrofi, diventando alternativamente feudo perugino, avamposto di Braccio Fortebracci e possedimento tuderte. Il castello, alto e massiccio, racchiude un vasto cortile interno dove si apre la corte, le abitazioni riservate alla servitù e la stalla. Tutto il complesso, nel quale si accede attraverso un’unica porta, è in pessimo stato conservativo e meriterebbe un significativo restauro per l’imponenza della struttura architettonica.


Torri
Dall’alto di una collina isolata domina la sottostante vallata, percorsa dalla strada S.Terenziano-Bastardo. le origini risalgono all’età della pietra, periodo al quale fanno riferimento i numerosi ritrovamenti di raschiatoi, coltelli, accette levigate in pietra verde, punte di freccia, di giavellotto e di pugnale.(armi ricavate da una pietra durissima detta selce).
Il castello fondato nel 1250 con il nome di cerqueto, poiché circondato da un esteso bosco di querce, assunse successivamente l’attuale denominazione per la costruzione di una robusta cinta muraria con alte torri angolari adatte a scopo difensivo e a palombara.Un’arcuata porta d’ingresso, sormontata dallo stemma dell’aquila tuderte, immette all’interno, dove si trovano le abitazioni addossate alla cerchia perimetrale. Ugolino III, salito al potere dopo la morte dello zio Corrado XII, continuò la politica di controllo del territorio per conto della Santa Sede; confermò la pace con Perugia per altri cento anni. Prima del 1500 Torri contava 33 famiglie, spesso in continui litigi tra loro, tanto che vari pontefici lo assoggettarono alternativamente a Gualdo Cattaneo e a Todi. Dopo la restaurazione fu appodiato a S.Terenziano e dal 1861 aggregato al comune di Gualdo Cattaneo.


I castelli nel comune di Castel Ritaldi


Castel Ritaldi
Equidistante tra Spoleto e Montefalco, prese il nome nell’alto medioevo, dalla famiglia che lo ebbe in feudo, i Ritaldi, già signori del castello di Morcicchia. Sul finire del XII sec. subì ingenti danni ma nel 1213 era già stato completamente ricostruito. Nel 1254 il castello e il poggio furono donati a Spoleto.
Tra il 1285 e il 1298 Spoleto cercò più volte di ostacolare, ricorrendo ad una serie di divieti, la costruzione del palazzo visconteo voluto dalla chiesa; soltanto a partire dal 1310 i lavori iniziarono. Nel secolo XIV era chiamato “Castro Litaldi”; nel 1308 Paulus Transarici e Petrus Leonardi, di professione notai, furono al seguito del podestà di Perugia Piccardo Manente da Spoleto. Nel 1318 il castello fu occupato dai ghibellini fedeli al conte Federico I che stava transitando in Umbria con migliaia di soldati: Castel Ritaldi divenne una delle basi operative. Nel 1360 il castello fu munito di una robusta cinta muraria, come difesa dalle feroci compagnie di ventura che infestavano la zona. Nell’agosto del 1498, il castello ospitò per alcuni giorni Lucrezia Borgia, reggente di Spoleto; nel 1580 divenne roccaforte del bandito Petrino Leoncilli. Dal 1929 fu confermato come comune autonomo; nel 1944 vi si accampò un distaccamento di 200 militari nazisti.
La pianta del castello è rettangolare, racchiusa in un sistema murario circolare con le torri esterne quadrate, le feritoie e le buche da bombarda. Dopo il secolo XIV all’interno degli alti bastioni si formò il borgo con le sue caratteristiche vie. Dalla piazza esterna, attraverso un’antica porta in selce ad arco acuto, si accede nel castello che conserva pregevoli opere d’arte. Verso la porta si trovano l’antica residenza del castellano e del corpo di guardia con tettoia e loggia del XV sec. che sovrastano un’imponente scalinata.


Castel Giovanni
E’ uno dei castelli meglio conservati della piana spoletina, tra Trevi e Campello.
Fu eretto nel 1376 dal cardinale Albornoz che lo diede in feudo alla famiglia Botontei. Nel 1400 fu occupato da Ugolino III Trinci (1386-1415); nel 1432 Albertino da Castel S. Giovanni divenne podestà di Pomonte e Collemancio. Nel 1471 passò sotto la giurisdizione di Trevi con bolla emanata da Sisto IV, ciò stava a significare una punizione a Spoleto.
Si sottovalutò, però, la lunga contesa che era intercorsa tra le due città per il possesso del castello, per cui si ebbero subito ritorsioni e vendette. Nel 1502 gli abitanti del castello, attratti da benefici economici e giuridici, si dichiararono sottomessi a Spoleto. Seguirono anni di violente contese e guerre tra Spoleto e Trevi (appoggiata da Roma) per il possedimento di Castel S. Giovanni, finchè nel 1520 Leone X lo mise definitivamente sotto la giurisdizione spoletina, ricevendo la somma di 3000 ducati.. Nel 1875 Castel S.Giovanni fu appodiato definitivamente a Castel Ritaldi.
Architettonicamente è a pianta quadrata con mura lunghe150 metri e robuste torri angolari cilindriche. Sul ponte(affiancato da un’altissima torre chiomata con beccatelli e merli alla guelfa)che immette alla porta d’ingresso,si repertano i resti dell’antico ponte levatoio; all’interno si trova la chiesa trecentesca dedicata a S.Giovanni.




Fonte:  Associazione Strada del Sagrantino Piazza del Comune n.17 06036 Montefalco Tel e Fax 0742 378490 E mail info@stradadelsagrantino.it 


 

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