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"Strada dei vini dell’Alta Tuscia"

La Regione Lazio, in conformità con i propri obiettivi di sviluppo economico, agricolo e turistico, al fine di valorizzare i prodotti dell’agricoltura, e dell’artigianato e di far conoscere la gastronomia tipica locale, di rendere maggiormente fruibile il patrimonio artistico e monumentale e quello culturale delle tradizioni popolari, ha istituito la "Strada dei vini dell’Alta Tuscia" nei comuni di Marta, Capodimonte, Bolsena, Valentano, Latera, Gradoli, Onano, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo, Acquapendente, Proceno, Montefiascone, Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Lubriano, Graffignano e Civitella d’Agliano, dove si intende valorizzare i percorsi turistici e gastronomici, individuare botteghe del vino, aziende agricole produttrici di vini tipici, trattorie con cucina caratteristica, botteghe del pesce allevato nel Lago di Bolsena, aziende e casali dove è possibile svolgere agriturismo, negozi e laboratori artigiani con oggetti di produzione locale ed infine indicare le manifestazioni folcloristiche più significative.
L’Amministrazione Provinciale di Viterbo, cui è demandata l’attuazione del predetto programma, ha, prioritariamente, realizzato il seguente logo, quale distintivo della Strada dei vini dell’Alta Tuscia quindi ha suddiviso il territorio interessato in tre zone, corrispondenti ai luoghi di produzione dei tre vini Doc dell’Alta Tuscia.

I VINI DOC DELL'ALTA TUSCIA


I vini DOC dell’Alta Tuscia sono: Aleatico, Est! Est!! Est!!!, Orvieto e, di recente riconoscimento, la Cannaiola di Marta.
In questa sede sono presi in considerazione solamente quelli esistenti alla data di pubblicazione della legge regionale di istituzione della Strada dei vini dell’Alta Tuscia e dei quali si elencano le caratteristiche principali e le aziende in cui essi vengono prodotti.

LA CUCINA DELL'ALTA TUSCIA

Volendo fare un rapido panorama gastronomico e iniziando necessariamente dai tradizionali Piatti unici, che in tutta la Tuscia sono rappresentati prevalentemente dalle Zuppe, troviamo, prima di ogni altro, la zuppa con il pesce di lago, chiamata dai pescatori locali "Sbroscia". Una volta per la sua preparazione venivano, adoperati i pesci di scarto, sia quelli eccessivamente spinosi, come il luccio e la tinca, che quelli di piccolo taglio (anguille, persici, coregoni), che, non potendo essere facilmente commercializzati, venivano utilizzati dagli stessi pescatori per il proprio pasto. A questi pesci si aggiungevano vari odori che andavano dalla immancabile mentuccia alla cipolla e, a seconda dei gusti prezzemolo e basilico. Le verdure erano rappresentate dalle patate e dai pomodoretti e il condimento del saporitissimo olio extra vergine di oliva, produzione locale; il tutto veniva poi servito sulle fette di pane raffermo, preferibilmente abbrustolite, e mangiato dopo averlo lasciato riposare per qualche minuto. Oggi questa zuppa, preparata con pesci appena pescati e di prima qualità, si può trovare in alcune trattorie dei paesi che si affacciano sulle rive del lago e che sono segnalate come "Trattoria tipica". Fuori dell’area del lago di Bolsena, nelle zone riservate alla pastorizia, era in uso un altro, piatto unico, altrettanto sostanzioso e gustoso, la Zuppa con l’Agnello, meglio conosciuta con il nome colorito di "Giubba e Calzoni" per la sua evidente completezza. In questo caso l’agnello, cotto al tegame nell’olio di oliva insieme con varie erbe odorose, l’immancabile pomodoretto e l’aggiunta, in alcuni casi, di verdure di stagione come i carciofi, i cardi, le patate, ecc., veniva versato insieme con il suo sugo di cottura sulle fette di pane raffermo o abbrustolito e stropicciate anche con l’aglio, predisposte nel tradizionale piatto di coccio. Questa preparazione è oggi difficilmente reperibile nella zona dell’Alta Tuscia, poiché era molto più caratteristica della zona dove la pastorizia, in passato molto diffusa, è tuttora discretamente presente. Più facili invece da reperire, ancora oggi, le numerose Zuppe a base di verdure di stagione, (cicoria, rape, cardi, carciofi, patate, pomodoretti) che, essendo cotte in acqua semplice, prendono appunto il nome di Acquacotta. Per ottenere però la consistenza di un piatto unico, queste zuppe vengono arricchite con l’aggiunta di un uovo in camicia o con del baccalà e condite con dell’olio extra vergine di oliva messo a crudo. Dopo questa parentesi dei piatti unici, che, come abbiamo detto, al di fuori della "Sbroscia", non sono facili da reperire, passiamo in rassegna le varie pietanze, secondo l’ordine oggi in uso, iniziando dai poco tradizionali antipasti, graziosamente chiamati anche "Stuzzichini". Il più diffuso è purtroppo lo stucchevole "antipasto all’Italiana", a base di salumi vari come la coppa (così viene chiamato dalle nostre parti una specie di insaccato fresco, fatto con la testina del maiale tagliata a pezzetti) la lonza e lombetto, il capocollo, le salsicce secche sia bianche che nere, il salame crudo o meglio ancora cotto e il prosciutto salato detto anche di montagna; tutti prodotti artigianalmente dagli esperti norcini locali o dalle valide industrie del settore presenti nel nostro territorio. Un poco più originali e spesso anche più gradevoli i Crostini che vanno dalla sempre gradevole bruschetta, arricchita spesso con gli ingredienti più vari, fino ai crostini veri e propri a base di pesce di lago (ottimi quelli di trota affumicata) o di interiora di vari animali (pollo, cacciagione, milza di vitello ecc.). Ottimi anche i lattarini fritti o marinati o allo spiedo, secondo una orginalissima preparazione di un ristorante di Bolsena. I Primi piatti sono rappresentati dalle varie paste fatte in casa con semplice acqua e farina, come i "Lombrichelli", una specie di corti spaghettoni lavorati a mano, gli strozzapreti, a forma di piccoli gnocchi, o i classici Gnocchi con le patate, molto più leggeri e anche gradevoli, specie se conditi con un buon sugo di carne. Le paste all’uovo, molto più richieste, specie se lavorate a mano, sono rappresentate dalle classiche Fettuccine condite con sughi di vario tipo (carne, pesce di lago e di mare, funghi) dalle Pappardelle con sugo di lepre, di coniglio o di funghi e dai vari tipi di paste ripiene (Sformato di lasagne, Ravioli, Agnolotti, Cannelloni). Ancora molto diffuse nell’uso casalingo, ma difficili da reperire nei ristoranti e nelle trattorie, Le Minestre di legumi (pasta e fagioli, pasta e ceci, o la tradizionale pasta e fave secche caratteristica della festa di S. Antonio di Acquapendente) o le Zuppe di legumi come la "Scafata" fatta con le fave fresche; la zuppa con i ceci caratteristica del Cenone della Vigilia, o quella gradevolissima con i fagioli e il finocchietto selvatico fresco. Passando ai Secondi, il primo posto spetta ai Pesci di Lago di Bolsena, delicatissimi e molto apprezzati i Filetti di Persico, fritti o conditi con salse varie; altrettanto gradevoli i simpatici Lattarini, anch’essi fritti, che vanno mangiati interi, con tutte le spine, afferrandoli con disinvoltura per la piccola coda. Il pesce più diffuso è però il Coregone, da alcuni chiamato anche "spigola di lago" per la bontà delle sue carni, che viene servito arrostito al forno, come nella preparazione detta "alla bolsenese" oppure alla brace o semplicemente bollito, con l’aggiunta di salse di vario tipo, tra le quali primeggia quella detta "martana", dal nome della cittadina che si affaccia appunto sul lago. Meno apprezzato il vorace Luccio che insieme con i poco diffusi trota e cefalo e il rarissimo persico trota o "Boccalone", vengono serviti quasi esclusivamente arrostiti alla brace o, cotti al forno con le patate. Della Tinca, a torto considerata un pesce grasso, è apprezzata soprattutto la classica minestra con i tagliolini. Chiudono la sfilata dei pesci di lago le famose anguille del lago di Bolsena che, secondo i cronisti dell’epoca, costarono al papa Martino IV non solo la vita, ma anche la condanna a "purgare per digiuno" il suo peccato nel Purgatorio dantesco.
Anch’esse considerate tradizionalmente un pesce grasso, possono far cambiare giudizio se preparate "come si deve", e cioè private della pelle e cucinate con l’aggiunta di numerose spezie come nella ricetta "alla pescatora" o "alla cacciatora". Queste ultime, insieme con i lattarini ed a volte anche con altri pesci di piccolo taglio, dopo essere stati fritti vengono conservati in una marinata di aceto, spezie e odori vari, per essere poi venduti nelle fiere paesane o serviti come antipasti nei ristoranti e trattorie del posto.
Una moda ormai consolidata, affermatasi in conseguenza delle richieste della clientela locale, ha costretto molti ristoratori a privilegiare i piatti con pesce di mare; ed ecco perché proprio nei paesi circostanti il lago di Bolsena troviamo numerose trattorie che offrono prevalentemente, se non esclusivamente, questo tipo; ma altrettanto usate sono le carni di agnello cotte al forno, alla brace o al tegame, quelle di maiale con i vari derivati (salsicce, budellucci, fegatelli e l’ottima e profumatissima "Porchetta") e quelle bovine, specie le interiora (coda, trippa, pagliata, coratella ecc.). La selvaggina invece, di cui era ricca tutta la Tuscia fin dal tempo degli Etruschi, è divenuta ormai una rarità, ma, con un poco di fortuna, si può ancora trovare in qualche trattoria specializzata, soprattutto nella zona della Valle dei Calanchi.
Le carni e più raramente i pesci, vengono anche cucinati insieme con i legumi per cui, si possono trovare facilmente spezzatini di vitello e di agnello, salsicce e cotiche di maiale, cinghiale o altra cacciagione, cotti al tegame insieme con i fagioli e lenticchie, combinati insieme in saporitissime preparazioni che potrebbero benissimo essere consumati come piatti unici. I pesci, specie quelli ritenuti un poco più grassi come l’anguilla e la tinca, si accoppiano invece preferibilmente, per vecchia tradizione, con i piselli freschi di produzione locale. Per i Contorni, molto apprezzati in estate freschi ortaggi del lago di Bolsena, conditi semplicemente con l’olio di oliva locale, oppure gustati in pinzimonio o con la classica salsa alle acciughe come nel caso delle "puntarelle". In altre zone, secondo la stagione, si possono trovare le varie erbe selvatiche con le quali si prepara la saporitissima "misticanza", oppure la cicoria da fare in padella "strascinata", gli "strigoli", con i quali si fanno, ottime frittate, la borragine, usata per le frittelle, e varie qualità di Funghi, raccolti nei boschi dell’alto viterbese, come la suggestiva e grandiosa Selva del Lamone o il Parco naturale del Monte Rufeno.
Dei legumi abbiamo già parlato a proposito dei primi piatti e dei secondi a base di carne o di pesce, ma non bisogna dimenticare il loro uso anche come semplici contorni; per primi vorremmo qui ricordare le famose lenticchie di Onano che dopo una lunga parentesi di abbandono sembra stiano ritrovando attualmente nuovo interesse da parte dei produttori agricoli del posto, seguono i saporitissimi fagioli, conditi semplicemente con olio di oliva e odori vari (cipolla, sedano) poi arricchiti con il tonno, le acciughe o l’aringa, come nel caso dei cosiddetti "fagioli in greppa", poi le fave fresche, gustate insieme con l’ottimo pecorino locale, i ceci con il rosmarino e i piselli al tegame con la pancetta. Tra i formaggi, il Pecorino caratteristico della zona e apprezzato dagli intenditori per il suo sapore robusto, può essere gustato a fine pasto sia fresco o appena all’inizio della salagione, accompagnato con le fave o con le pere; quello stagionato invece viene usato per condire gli spaghetti a cacio e pepe o alla carbonara, gli gnocchi con le patate, i "lombrichelli", la polenta, le zuppe di verdure e tanti altri piatti locali. E per finire i dolci. Primi fra tutti quelli caratteristici delle varie festività; a Natale, oltre al Pangiallo, sono ancora in uso i caratteristici Maccheroni con le noci; a Pasqua sono tornate di moda le profumatissime Pizze di Pasqua, per S. Giuseppe le Frittelle di riso, a Carnevale i ravioli con la ricotta, le castagnole e le frappe ed infine, nelle ricorrenze dei vari Santi Patroni, le classiche Ciambelle con l’anice. Al di fuori delle festività, molto apprezzata e facilmente reperibile la Zuppa inglese fatta in casa, le Crostate con la ricotta o con la marmellata e una grande varietà di dolcetti con le nocciole dei Monti Cimini, tra i quali primeggiano i "Tozzetti" che, inzuppati nel nostro DOC da dessert (l’Aleatico di Gradoli), possono costituire la degna chiusura di una rassegna della Cucina dell’Alta Tuscia.
I vini DOC della provincia di Viterbo sono: Aleatico, Est! Est!! Est!!!, Orvieto, Cerveteri e Vignanello.

 

Fonte: AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI VITERBO Assessorato alla cultura sport e turismo Strada dei vini dell'alta Tuscia http://www.provincia.vt.it/st_vini/index.htm

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